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Le allergie inalanti stagionali: i pollini

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Le allergie inalanti stagionali i pollini

L’allergia ai pollini è una reazione atopica, ovvero una risposta smisurata del sistema immunitario dei soggetti geneticamente predisposti che entrano in contatto con questi per via inalatoria.
I pollini sono particelle complesse che prendono parte ai meccanismi di riproduzione delle piante; quelle anemofile, non servendosi di insetti impollinatori, ne rilasciano grandi quantità nel periodo della fioritura e si servono del vento per la loro dispersione al fine di favorire il processo di impollinazione anche a grandi distanze.

Tra le piante che utilizzano questa strategia riproduttiva vi sono:

  • Parietaria officinalis, conosciuta come erba vetriola. Appartenente alla famiglia delle Urticaceae, il suo periodo di fioritura va da marzo a ottobre.
  • Artemisia absinthium, appartenente alla famiglia delle Asteraceae, è un’erba aromatica perenne che fiorisce tra settembre e ottobre.
  • Piante erbacee appartenenti alla famiglia delle Graminaceae che fioriscono da fine aprile ad agosto, con un picco tra maggio e metà luglio: Erba mazzolina, Paleo dei prati, Loglierella, Coda di topo, Gramigna, Paleino, Canna di palude, Segale, Bambagiona.

I pollini sono classificati come allergeni, ovvero sostanze estranee all’organismo la cui componente proteica, chiamata antigene, viene riconosciuta dal sistema immunitario e nei soggetti geneticamente predisposti induce una risposta immunitaria. La risposta immunitaria che si verifica in seguito all’ingresso del polline nell’organismo è chiamata ipersensibilità immediata e affinché si manifesti è necessario che vi siano almeno due contatti con l’allergene. Il primo contatto è sensibilizzante in quanto stimola i linfociti B alla produzione delle IgE dirette contro l’antigene (la componente proteica del polline). Le IgE prodotte si legano ai mastociti e ai granulociti eosinofili, cellule immunitarie che hanno al loro interno dei granuli contenenti mediatori chimici. Il secondo contatto è quello che scatena la risposta immunitaria IgE-mediata: l’allergene si lega per mezzo dell’antigene alle IgE, le quali sono a loro volta legate ai mastociti e ai granulociti eosinofili, e questo induce il processo di degranulazione ovvero lo svuotamento dei granuli e quindi il rilascio dei mediatori chimici.

Tra i diversi mediatori chimici che innescano i fenomeni infiammatori, il più rappresentativo è l’istamina che causa:

    • Vasodilatazione locale che si manifesta con la comparsa di eritema
    • Stimolazione dei nervi sensitivi che si manifesta con il prurito
    • Contrazione della muscolatura liscia delle vie aeree che si manifesta con broncocostrizione
    • Aumento delle secrezioni delle ghiandole nasali, salivari e bronchiali.

La sintomatologia più comune consiste nell’infiammazione della mucosa del cavo oronasale (con conseguente congestione nasale, rinorrea, prurito al naso, al palato o alla gola e tosse), congiuntivite, dermatite o orticaria. In alcuni casi, tuttavia, possono presentarsi sintomi più gravi come asma con comparsa di broncospasmo, dispnea, sensazione di costrizione toracica e, raramente, shock anafilattico. Alcuni pazienti allergici manifestano delle reazioni più o meno marcate in seguito all’ingestione di specifici alimenti, per lo più vegetali, a causa del fenomeno di reattività crociata provocato dalla somiglianza chimica tra l’antigene del polline e l’antigene dell’alimento in questione. I soggetti allergici alle Betulacee possono manifestare reattività crociata in seguito all’ingestione di carote, mele, pere, finocchi, noci, ananas, ciliegie, albicocche, banane, susine, prugne e fragole. I soggetti allergici alle Graminacee possono manifestare reattività crociata in seguito all’ingestione di melone, pomodori, angurie, arance, kiwi, avena, frumento, orzo e mais. I soggetti allergici alle composite possono manifestare reattività crociata in seguito all’ingestione di sedano, anguria, melone, banana, carota e prezzemolo.
Nonostante la maggior parte dei casi delle reazioni allergiche ai pollini non abbiano gravi conseguenze sulla salute di chi ne è affetto, rivestono un notevole impatto a livello sociale in quanto condizionano la qualità della vita e lo svolgimento delle mansioni quotidiane, sia personali che lavorative.
Per ottenere una diagnosi specifica di allergia atopica al fine di chiarire con esattezza gli allergeni verso cui si manifestano i sintomi è utile ricorrere alla valutazione delle IgE allergene-specifiche definisce la risposta del sistema immunitario attraverso la quantificazione degli anticorpi presenti nel sangue.

Dott.ssa Giusi Castorina

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